Il governo spagnolo guidato dal premier Pedro Sanchez ha ordinato la chiusura del proprio spazio aereo ai voli statunitensi che partecipano all’operazione militare contro l’Iran lanciata insieme a Israele  lo scorso 28 febbraio. Il divieto riguarda solo le operazioni aeree militari e non i voli commerciali, hanno riferito all’agenzia di stampa EFE fonti dell’Enaire, l’ente spagnolo per la gestione della navigazione aerea.

Parlando ai giornalisti, la ministra della Difesa di Madrid, Margarita Robles, ha confermato che il governo mantiene chiuso lo spazio aereo spagnolo agli aerei coinvolti nella guerra promossa da Stati Uniti e Israele, precisando che tale misura è stata adottata fin dall’inizio del conflitto. In merito, Robles ha ricordato che anche l’utilizzo delle basi militari statunitensi di Rota e Morón per l’offensiva non è autorizzato.

“Fin dall’inizio, è stato chiarito all’esercito americano e alle forze armate statunitensi che le basi non erano autorizzate, né, ovviamente, era autorizzato l’utilizzo dello spazio aereo spagnolo per azioni legate alla guerra in Iran”, ha sottolineato la ministra ai media al suo arrivo al ministero dell’Industria.

Secondo quanto riferisce il sito dell’emittente RTVE, il divieto non riguarda solo i decolli dal territorio nazionale, ma anche il sorvolo di velivoli militari provenienti da basi nel Regno Unito o in Francia.

La decisione del governo giunge dopo che il 29 marzo, Sanchez ha inviato una lettera ai membri del Partito socialista spagnolo (PSOE), nella quale ha ribadito il suo “no alla guerra”, assicurando che la Spagna si trova dalla “parte giusta” della storia. Nella lettera, Sanchez ha fatto un riferimento alla guerra lanciata dagli Stati Uniti contro l’Iraq del 2003 che fu appoggiata dal governo spagnolo di allora guidato del Partido Popular (PP) di José María Aznar appoggiò la guerra in Iraq.

La decisione del governo di impedire l’utilizzo delle basi militari di Rota e Morón nell’offensiva israeliana e statunitense contro l’Iran aveva già suscitato una reazione sprezzante da parte del presidente Donald Trump all’inizio di marzo, con la minaccia di interrompere le relazioni commerciali con la Spagna.

In una dichiarazione rilasciata all’emittente radiofonica Cadena Ser sulla possibilità che la chiusura dello spazio aereo potesse danneggiare o compromettere le relazioni con gli Stati Uniti, il primo vicepremier e Ministro dell’Economia spagnolo, Carlos Cuerpo, ha commentato che tale decisione rientra nella posizione del governo di non partecipare né contribuire a una guerra iniziata “unilateralmente” e in violazione del diritto internazionale. Secondo Cuerpo, le aziende spagnole operano attualmente negli Stati Uniti alle stesse condizioni delle altre aziende europee e che l’obiettivo del governo è quello di cercare di migliorare le relazioni bilaterali tra Spagna e Stati Uniti.

Grazie a questo approccio, la Spagna appare meglio posizionata rispetto agli altri Paesi europei. Lo scorso 26 marzo, l’ambasciata iraniana a Madrid aveva diffuso un messaggio nel quale affermava che alle navi spagnole sarebbe stato concesso di attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz, bloccato da inizio dall’Iran in risposta agli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele a partire dallo scorso 28 febbraio. Nel messaggio l’ambasciata spiegava che “l’Iran considera la Spagna un Paese impegnato nel diritto internazionale, per cui si mostra disponibile a qualunque richiesta proveniente da Madrid”.

Lo Stretto di Hormuz è la porta d’accesso ai terminal petroliferi del Golfo. Nel suo punto più stretto le navi devono transitare in un tratto controllato dall’Iran a causa di rotte prestabilite a causa della complessa morfologia dei fondali. In periodo di pace dalla via d’acqua transita in media il 20% percento delle forniture globali di petrolio. Dall’inizio della guerra circa 2.000 navi sono di fatto bloccate in prossimità dello stretto, situato tra l’Iran a nord e l’Oman e gli Emirati Arabi Uniti a sud e solamente 44 navi sono riuscite a transitare, la maggior parte delle quali appartenenti “alla flotta fantasma” di Teheran e cariche di petrolio greggio iraniano. Tuttavia, diverse navi collegate a Cina e India sono riuscite a passare, presumibilmente dopo essersi coordinate con le autorità iraniane che gestiscono lo stretto.

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